Intervista ai Lothlórien e recensione su "La Rete" (2007)
a cura di Eduardo Vitolo
Lothlórien: Oniriche suggestioni in note
Tutte le persone che mi conoscono ( e sono tanti!) ben sanno la mia enorme passione per la musica, soprattutto quelle più nascosta e fieramente Underground.
Eppure, quando in un caldo e afoso pomeriggio di agosto, a pochi passi dal noto locale della “Movida Salenitana” Winner Garden, il cantante/ chitarrista dei Lothlórien, Lucio Auciello, mi ha consegnato con un sorriso solare e contagioso il loro primo e per ora unico cd autoprodotto, ho provato un’emozione fortissima, travolgente.
Avevo tra le mani la passione, il sudore, il sacrificio di quattro giovani coetanei, autori ed esecutori della propria arte musicale e di conseguenza sentivo tutto il peso e la pressione che questa situazione comportava.
Fortunatamente le parole gentili di Lucio “Grazie, ci basta anche un solo trafiletto…” me lo hanno reso subito simpatico e nello stesso tempo hanno sbaragliato ogni mia incertezza.
La loro grandiosa musica ha fatto il resto ma in tal caso vi rimando alla recensione presente su questo stesso numero.
Forse Lucio non credeva nemmeno che volessi intervistarlo sul serio quel pomeriggio d’estate e invece ecco a voi il resoconto di una chiacchierata sul lato umano e artistico dei nostri con l’apporto prezioso del bassista Gennaro Galise:
Salve ragazzi. Iniziamo a far conoscere ai lettori di La Rete la storia dei Lothlórien…
LUCIO: il gruppo è nato alla fine degli anni ’90, tra i banchi del liceo, ed è riuscito ben presto a superare le ingenuità e le inesperienze di ogni musicista alle prime armi, grazie al lavoro continuo e alla volontà di migliorare. Da allora ci sono stati vari cambiamenti nella formazione, fino all’attuale quartetto composto da me (voce e chitarre), Gennaro Galise (basso), Ilario d’Amato (pianoforte, organo, synth e voce) e Mario Villani (batteria, percussioni, effetti e rumori).
E’stato difficile produrre il vostro primo cd? Siete riusciti a trovare un contratto discografico visto che siete ancora una band emergente?
LUCIO: Entrambe le demo registrate in studio (Zapping Sound del bravissimo Salvatore Salierno, a Nocera Inferiore) sono state autoprodotte. In questi anni abbiamo ricevuti diversi contatti da etichette, ma per ora non abbiamo trovato ancora una situazione convincente. Stiamo lavorando per cercare qualcosa di più concreto con i nuovi lavori.
Quali sono le vostre influenze italiane e straniere? Come descriveresti il vostro sound?
LUCIO: io non amo le etichette dei generi musicali (e non solo): sono comode per una questione di punti di riferimento, ma quando si parla di un gruppo o di un artista realmente valido, si parla di musica e basta. Per questo preferisco rispondere nel modo più semplice: noi siamo un gruppo rock, s’intenda nel senso più esaustivo possibile. I nostri ascolti vanno dal grande rock degli anni ’70, inglese, italiano e americano, alla scena di Seattle degli anni ’90, così come al rock italiano. Poi ognuno ha delle inclinazioni particolari, dal rock classico, al blues, al progressive, al cantautorato, al jazz...
GENNARO: le mie influenze sono molto varie e abbracciano i generi piu’ disparati,comunque negli ultimi tempi ho ascoltato molto il rock-progressive ed in particolar modo i grandi del passato(Yes,King Crimson,P.F.M.,ecc..). Ne ho apprezzato molto sia le doti tecniche,che la voglia di far “progredire” il rock e di affrancarlo dalle sue radici blues.
Per quanto riguarda il nostro sound, non amo molto le classificazioni di genere,comunque, per quello che oggi può valere la parola,credo che il nostro stile sia rock. Ad ogni modo quello che a noi interessa è fare musica cercando di utilizzare una composizione mai banale e scontata, e di curare molto sia i testi che gli arrangiamenti.
Il monicker Lothlòrien fa riferimento allo scrittore Tolkien e al suo capolavoro ”Il Signore degli Anelli”. Visto che siete una band fortemente influenzata dalla musica degli anni 70 vi sentite, in qualche modo, dei prosecutori di quel connubio rock/ letteratura che era presente, con successo, in band dei 60/70’ come H.P. Lovecraft o High Tide oppure si tratta di una causalità?
LUCIO: in realtà, la scelta del nome è legata a delle suggestioni che avevo quando lessi quel romanzo tanti anni fa, molto prima che arrivassero i Lothlòrien. Quando cominciammo a suonare lo proposi agli altri membri, e piacque perchè era un nome molto particolare, e piuttosto evocativo. La letteratura è per me un punto di riferimento importante, ma non è l’unica componente dei testi che scrivo: il mio vissuto, le mie riflessioni, le mie suggestioni, assieme alle mie letture costituiscono il materiale primo della mia scrittura.
Continuando il discorso indicami un cd e un libro che ti hanno colpito recentemente. Stuzzichiamo un po’ i lettori…
LUCIO: di recente sto ascoltando uno dei pochi gruppi rock realmente validi che ci sono in giro, i The Mars Volta, mi piace il loro eclettismo, la loro grande capacità tecnica e artistica, il loro stare fuori dalle mode e dalle tendenze attuali, il coraggio di una scelta artistica controcorrente, e di una scelta musicale non certo di grande pubblico, ma di grande qualità. Ho finito di leggere da pochi giorni “Il castello”, di F. Kafka ( Ottima scelta! ndA.), un romanzo che mi ha lasciato un segno importante, forse anche dovuto al periodo che sto vivendo.
GENNARO: recentemente ho avuto modo di apprezzare l’ultimo album di Moltheni “Toilette Memoria”( Per i più attenti ne abbiamo già parlato nel numero di Gennaio di La Rete. nbA). Mi hanno da subito impressionato i testi ,molto suggestivi, e le atmosfere ,ricercate e soffuse,che è riuscito a trasmettermi attraverso le musiche. Ho da poco finito di leggere “Il primo dio” di Emanuel Carnevali,uno scrittore quasi sconosciuto al grande pubblico,ma non per questo meno importante, che ha avuto il destino di un “poéte maudit”. Si tratta di un romanzo di grande intensità,carico di immagini,di sogni e di angosce, un’autoritratto di uno spirito libero braccato dalla sua stessa vita. Mi ha colpito molto anche per la freschezza e per la modernità della sua scrittura,quasi mai convenzionale.
Un ragazzo interessato alla musica dei Lothlórien cosa deve fare? Avete un dominio in internet?
LUCIO: certo, abbiamo un sito internet: www.lothlorien.it, curato da me, dove si possono leggere tutte le informazioni sul gruppo, le novità e le date dei concerti; abbiamo anche uno spazio sul portale myspace: www.myspace.com/lothlorien2007, curato da Gennaro, dove si possono ascoltare le nostre canzoni.
Nel pezzo di apertura del cd “Come le foglie” ho notato nel tuo modo di cantare, sofferto e malinconico, un’affinità d’arte con lo sfortunato cantautore Pierangelo Bertoli. Lo conosci? Che ne pensi? Di cosa parla il testo?
LUCIO: conosco Pierangelo Bertoli di nome, e so del suo impegno civile, ma purtroppo ho ascoltato molto poco della sua musica. E’ sicuramente tra i tanti artisti di cui vorrei ascoltare di più. Il testo di “Come le foglie” è il più onirico tra quelli che ho scritto fino ad ora, nel senso che è la trascrizione di un sogno, in parte. L’ho scritta in un momento particolare, in uno stato di dormiveglia assai strano, è stato il primo testo che ho scritto, e ne sono contento. Ci sono anche riflessioni, e ovvi riferimenti alla poesia lirica greca, e ai temi a lei cari, mentre l’omonimo film di Douglas Sirk del ’56 non ha alcune implicazione con la canzone, non lo conoscevo in quel periodo.
Lucio, riesci a vivere di sola musica o sei costretto, come tanti ( me compreso!) nell’asfissiante tenaglia studio/lavoro?
LUCIO: La musica non è una scelta facile: è più che un lavoro, è una scelta di vita. Pochi possono dedicarsi ad essa senza preoccupazioni di natura economica, e io, come gli altri del gruppo, siamo tra quelli che lavorano per poterlo fare. Non è semplice, ci vuole determinazione e sacrificio, ma quando smetti di lavorare e ti immergi nella musica non pensi ad altro, e il lavoro necessario ti sembra quindi un po’ meno pesante. Del resto così è sempre stato per la maggior parte degli artisti di ogni genere. Kafka, che ho citato poco fa, faceva l’impiegato per vivere, e scriveva nel poco tempo che aveva.
Progetti futuri? Quando potremo vedervi dal vivo dalle nostre parti?
LUCIO: Stiamo lavorando con determinazione e impegno su nuove canzoni, che potrete ascoltare presto dal vivo, in questo autunno torneremmo a suonare sui palchi e nei locali delle nostre zone. Sul nostro sito pubblicheremo tutte le date dei nostri concerti.
Grazie Lucio per la tua disponibilità. A te le ultime parole…
LUCIO: Grazie a nome di tutto il gruppo a te e al tuo lodevole progetto giornalistico-musicale: qui da noi non è facile avere spazi dove suonare, e i media sono quasi del tutto indifferenti a queste attività, è confortante incontrare qualcuno che si impegna con passione in progetti del genere. Grazie anche a tutti i lettori, continuate a sostenere queste iniziative, vi aspettiamo ai concerti.
I
came upon a child of god
He was walking along the road
And I asked him, where are you going
And this he told me
Im going on down to yasgurs farm
Im going to join in a rock n roll band
Im going to camp out on the land
Im going to try an get my soul free
We are stardust
We are golden
And weve got to get ourselves
Back
to the garden
Woodstock,
Joni Mitchell
GENNARO:
vorrei
ringraziare tutte le persone che attraverso il
nostro myspace ci hanno incoraggiato e supportato.
In particolar modo vorremmo ringraziare una nostra
giovane fan, Silvia di Frosinone, che ci segue
costantemente e non ci fa mancare mai il suo
supporto.
EDUARDO VITOLO
Lothlórien:
“La Recensione”
Recensione
del cd autoprodotto della grandiosa rock band
salernitana
Di solito non mi faccio travolgere facilmente dalla
musica di una band emergente, mantenendo invece un
atteggiamento alquanto distaccato e iper-critico,
ma
“Lothlórien 2006”,
prima fatica discografica dei salernitani
Lothlórien,
è qualcosa che tocca le corde più nascoste
dell’animo umano trasportandoti per incanto in una
dimensione fatta di sogno e di veglia.
Il riferimento nel nome della band al capolavoro
dello scrittore
J. R.
Tolkien “ IL Signore degli Anelli”
ne
è una prova ulteriore.
La musica dei nostri è dolce, malinconica, onirica,
fantasiosa, con un flavour anni 70 che la pone in
antitesi con tutto quello che c’è oggi in giro
nella scena rock italiana.
Questi ragazzi hanno le idee chiare, hanno
carattere.
Il pezzo di apertura
“Come le foglie” (
ormai penso un classico della band dal vivo) subito
si annuncia con un riff di chitarra ispirato
direttamente dalle migliori rock band dei
seventies. Ma quando sei convinto che il pezzo
seguirà un percorso ben preciso esso si trasforma
in pura malinconia, a tratti catartica nel testo,
dove il singer
Lucio Auciello ci
trasporta in un viaggio ricco di suggestioni
attraverso un canto sofferto e intimista che mi ha
riportato alla mente lo sfortunato cantautore
sassuolese
Pierangelo Bertoli.
L’atmosfera diventa tesa secondo dopo secondo come
se volesse trasfigurare all’improvviso il dolore in
rabbia per poi riportarlo nuovamente verso lidi di
pace e conforto dove il sussurro flebile di Lucio
sembra quasi invitarci ad un sospirato oblio dei
sensi.
“Il
colore dell’iride”,
altra poesia in musica, subito si schiude con un
arpeggio soffuso dal sapore ancestrale rotto però
improvvisamente da un refrein di chitarra che
immediatamente si stampa nella mente senza più
abbandonarla.
Lucio stavolta sembra quasi recitare le parole di
questa canzone struggente anche se il lavoro di
tutta la band in fase di esecuzione e arrangiamento
è di notevole qualità ( ottimo il lavoro corale di
tutta la band).
Azzeccate e mai noiose o ridondanti sono le soliste
di chitarra ( opera in gran parte di
Giuseppe Frana ex
prima chitarra ormai ) che dimostrano per chi
ancora non lo avesse capito, il grande gusto delle
melodia da parte del gruppo.
Un timido organo ad opera di
Ilario d’amato ci
trasporta verso la traccia seguente
intitolata
“L’uomo delle stelle” (
che abbiano pensato all’omonimo film di
Giuseppe Tornatore?)
dove la melodia acustica si trasforma in
elettricità e feeling con l’organo che segue a
ruota tutti gli altri strumenti; ed è uno
spasmodico rincorrersi di suoni ed emozioni
differenti con le chitarre sempre a farla da
padrone.
Ho notato molteplici influenze ( certi
Timoria, certi
Afterhours,
i
Pearl Jam più
duri e diretti…) ma la personalità dei nostri è
fuori discussione.
Di sicuro il pezzo più tecnico e cangiante del cd.
“Il
Preludio“ ci
riporta sul binario della malinconia e del
rimpianto. L’arpeggio iniziale mi ha riportato alla
mente sia il prog/ folk anni
70 dei
Camel sia
influenze molto più attuali come quella dei prog
metallers
Opeth. Ilario D’amato dipinge
scenari di depressivi paesaggi autunnali con un
suono di pianoforte soffuso e a tratti sofferente.
Le chitarre, però, sono ancora in agguato
irrobustendo il pezzo e accentuando le dolorose
rivelazioni ( forse personali!?!) del singer.
Anche in questo brano la parte centrale è
caratterizzata da un virtuosismo
chitarristico fuori
dal comune che lentamente lascia il posto ad un
preludio ( appunto) fatto ancora di oblio e forse
di sonno ristoratore.
E’ da precisare, infine l’ottima e tecnicissima
prova generale della sezione ritmica composta da
Mario Villani e Gennaro Galise.
Una rinascita dei sensi intorpiditi e stanchi.
Un viaggio nei ricordi e nella poesia.
La riscoperta di un “giardino dei fiori”(Titolo del
primo demo della band) che dovrebbe sbocciare
nell’animo di ogni uomo o donna.
Questo dovrebbe essere la musica.
Questi sono i Lothlórien.
EDUARDO VITOLO